Il Condominio dei Coach è un’Associazione di Promozione Sociale (APS) senza scopo di lucro, nata per rompere l’isolamento di chi fa coaching. Al centro ci sono collaborazione, competenza ed etica. La missione è semplice: trasformare la solitudine del singolo professionista in appartenenza a una rete.
La sessione è finita. Chiudi il computer e nella stanza scende il silenzio. Non c’è nessuno a cui dire “oggi è stata dura”, nessun collega con cui ragionare su un caso complicato, nessuno che ti confermi che stai andando nella direzione giusta.

Ogni coach che lavora in autonomia conosce questa sensazione. Non ha niente a che vedere con la bravura: si può essere professionisti eccellenti e sentirsi comunque come chi ha una casa bellissima in un quartiere senza vicini. Il problema non è la competenza. È la rete.
Da qui nasce Il Condominio dei Coach. Non come l’ennesima scuola di formazione, né come un’agenzia che vende certificazioni, ma come un luogo vero, fatto di persone, dove professionisti diversi uniscono le forze. Il nome dice già tutto: un condominio è fatto di appartamenti distinti, ognuno con la propria porta e le proprie chiavi, ma con un pianerottolo comune dove ci si incontra.
In questo articolo ripercorriamo il perché di questa scelta: il bisogno da cui è partita, i valori su cui si regge, la direzione in cui vuole andare.
Perché serviva un’associazione di coach?
Il coaching italiano assomiglia a un palazzo che cresce in fretta. Lo si chiede ovunque: nelle aziende, nello sport, nella scuola, nella vita di tutti i giorni. Ma spesso ognuno costruisce il proprio pezzo per conto suo, senza sapere cosa fa il vicino.
In Italia il coaching non ha un albo unico: rientra tra le professioni non regolamentate, disciplinate dalla Legge 4/2013, che dà un ruolo importante alle associazioni professionali. Realtà come l’AICP – Associazione Italiana Coach Professionisti, a livello nazionale, e la International Coaching Federation (ICF), a livello mondiale, sono da anni punti di riferimento per chi cerca standard chiari. Il Condominio dei Coach le guarda come a buoni vicini di quartiere: il suo Codice Etico, ad esempio, si ispira proprio ai principi ICF.
I fondatori hanno riconosciuto in questo scenario due rischi concreti:
- L’eccesso di individualismo. Tanti appartamenti con le persiane chiuse: il settore si frammenta invece di rafforzarsi.
- La confusione professionale. Senza una mappa condivisa su etica, metodo e crescita, ogni coach si ritrova a orientarsi da solo. E quando un titolo diventa un’etichetta da comprare, rischia di essere una targa sul campanello con nessuno in casa.
Da qui l’idea originaria: costruire un luogo virtuoso in cui collaborare fosse la normalità, non l’eccezione. Non un’aggregazione di comodo, ma una comunità capace di generare, nelle parole di chi l’ha fondata, un impatto sociale reale. L’obiettivo è che il coaching venga riconosciuto come una risorsa utile nella vita quotidiana delle persone, non solo negli uffici delle aziende.
Qual è la missione de Il Condominio dei Coach?
Si può dire in una frase: trasformare la solitudine professionale in appartenenza a una rete. In pratica, i soci trovano continuità formativa, confronto tra pari e un contesto in cui la crescita di ciascuno si intreccia con quella di tutti.
C’è poi una differenza che conta. Il Condominio non vuole “vendere” un servizio, ma costruire un’identità collettiva, che sia anche un’occasione di crescita personale e professionale per ogni socio. Un servizio si consuma, come un biglietto del cinema. Un’appartenenza si abita, si cura, si porta avanti nel tempo.
La missione guarda anche fuori dal portone: contribuire a far riconoscere il coaching come una professione seria, radicata in un metodo e in un’etica condivisa, capace di entrare in contesti sociali diversi. Non una nicchia per pochi addetti ai lavori.
Quali sono i valori fondanti dell’associazione?
Il Codice Etico de Il Condominio dei Coach APS, ispirato ai principi dell’ICF, individua sei valori. Immaginali come le travi portanti dell’edificio: dalla strada non si vedono, ma senza di loro nulla sta in piedi.
- Integrità: le fondamenta. Agire in modo onesto, coerente e trasparente, riconoscendo i propri limiti con umiltà. I soci la chiamano “le fondamenta da cui siamo partiti”: il valore a cui l’associazione non ha mai rinunciato, nemmeno di fronte a chi pensava di trovarsi in una posizione di forza.
- Rispetto: la porta aperta. Accogliere ogni persona senza giudizio, riconoscendone dignità e unicità, e rispettando ruoli, confini professionali e diversità di pensiero, cultura, genere e orientamento.
- Competenza e crescita continua: il cantiere sempre aperto. Un impegno costante ad aggiornarsi, con la condivisione di conoscenze ed esperienze come strumento per far crescere il valore comune. Ne sono un esempio le esercitazioni tra soci.
- Riservatezza e fiducia: le chiavi di casa. Tutelare la privacy di chi si affida ai coach dell’associazione. La fiducia è la base di ogni relazione professionale e va custodita con discrezione.
- Collaborazione e senso di comunità: lo stesso palazzo, lo stesso piano. Nel Condominio nessun socio è “più” o “meno” di un altro. Coaching, counseling, nutrizione, psicologia, formazione, discipline olistiche: competenze diverse che dialogano invece di farsi concorrenza.
- Responsabilità sociale: la cura degli spazi comuni. Ogni azione ha un impatto sulle persone, sull’ambiente e sulla reputazione di tutti. Per questo l’associazione si impegna a comportamenti etici e sostenibili.
Non è un elenco decorativo da appendere in bacheca. È il criterio con cui si misura ogni decisione: per i fondatori, “una buona decisione” è quella che rafforza e consolida in modo coerente l’identità dell’associazione.
Perché “Abitare” è la parola chiave?

Se dovessimo scegliere una sola parola per raccontare Il Condominio dei Coach, sarebbe Abitare. I fondatori l’hanno scelta per spiegare cosa significa davvero farne parte.
Abitare non vuol dire partecipare a qualche iniziativa. Vuol dire sentirsi nel posto giusto, riconoscersi in uno spazio condiviso e scegliere di farne parte. È la differenza tra avere una tessera e avere le chiavi di casa: le chiavi del proprio appartamento professionale, con le porte del pianerottolo sempre aperte verso gli altri soci.
Ecco perché l’associazione parla di rete più che di semplice adesione. Un condominio funziona solo se chi lo abita si prende cura anche delle scale, del cortile e del portone, non soltanto del proprio appartamento.
Quali energie guidano le scelte dell’associazione?

Un percorso di riflessione interna su storia, valori, persone e visione ha fatto emergere tre energie che spiegano come Il Condominio dei Coach decide e si relaziona con soci e professionisti esterni. Possiamo pensarle come tre parti dell’edificio.
- Relazione: il pianerottolo. È l’energia dominante, il filo che attraversa la storia, le decisioni e la visione dell’associazione fin dall’inizio: il bisogno di creare appartenenza, connessione e senso del “noi”.
- Conoscenza: la scala che porta più in alto. È il desiderio di rafforzare la professionalità del coaching con metodo, formazione continua, strumenti pratici e un confronto etico tra pari. Serve a evitare che la relazione resti un bel valore senza sostanza professionale.
- Autorevolezza: il tetto che protegge. È la volontà di difendere l’integrità dell’associazione, di non scendere a compromessi commerciali o individuali e di costruire nel tempo un riconoscimento reale per il coaching nella società.
Insieme formano un’identità coerente: un luogo che unisce le persone (relazione), le rende più competenti (conoscenza) e ne protegge integrità e reputazione nel tempo (autorevolezza).
Cosa significa, in pratica, far parte de Il Condominio dei Coach?
Entrare nell’associazione significa tre cose concrete:
- Avere un contesto di formazione continua e confronto tra pari, dove il feedback tra colleghi diventa uno strumento di crescita reciproca.
- Condividere un Codice Etico chiaro, che definisce standard di condotta comuni e tutela sia i soci sia le persone che si rivolgono a loro.
- Contribuire a un obiettivo più grande: far crescere il riconoscimento sociale del coaching come professione seria, utile e fondata su principi condivisi.
Non è un percorso per chi cerca solo un’etichetta da aggiungere al profilo. È per chi crede che la crescita passi, prima ancora che dalla singola competenza tecnica, dalla qualità della rete in cui quella competenza viene esercitata. Anche la casa più bella vale di più in un buon quartiere.
Un percorso appena iniziato
Nel Condominio i lavori sono appena cominciati, ed è così che deve essere. L’associazione si è data una strada precisa: dagli eventi di presentazione all’inaugurazione ufficiale, fino alle collaborazioni con scuole di formazione e professionisti del settore. L’obiettivo dichiarato è diventare, nel tempo, una rete virtuosa di riferimento per chi fa coaching in Italia.
Se ti riconosci nei valori che hai letto (integrità, rispetto, competenza, collaborazione), qui troverai molto più di un calendario di eventi. Il modo migliore per seguire i lavori è restare aggiornato direttamente dalla fonte.
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Domande frequenti
Cos’è Il Condominio dei Coach?
È un’Associazione di Promozione Sociale (APS) che riunisce professionisti del coaching e di ambiti affini, come counseling, formazione e discipline olistiche. Vuole creare una rete di collaborazione, crescita professionale e diffusione del coaching etico.
Perché è nata questa associazione?
Per rispondere all’isolamento diffuso tra i coach e alla mancanza di un contesto che offra formazione continua, confronto tra pari e riconoscimento sociale alla professione.
Quali sono i valori su cui si basa?
Sei valori, definiti nel Codice Etico: integrità, rispetto, competenza e crescita continua, riservatezza e fiducia, collaborazione e senso di comunità, responsabilità sociale.
A chi si rivolge?
A coach professionisti e a chi opera in ambiti complementari legati al benessere individuale e collettivo (counselor, formatori, nutrizionisti, psicologi) e vuole costruire una rete interdisciplinare.
Come posso restare aggiornato sulle attività dell’associazione?
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